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LA GUERRA E' UN RACKET.

 
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btt2009 Rispondi citando
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 5:55 pm    Oggetto: LA GUERRA E' UN RACKET.
 
Testo originale:

http://www.lexrex.com/enlightened/articles/warisaracket.htm
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 5:55 pm    Oggetto: Adv
 




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btt2009 Rispondi citando
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 5:56 pm    Oggetto:
 
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Capitolo Primo.

"La Guerra è un racket. Lo è sempre stato.

E’ probabilmente il più vecchio, facilmente il più redditizio, sicuramente il più malvagio. E’ l’unico internazionalmente in vista. E’ l’unico in cui i profitti si calcolano in dollari e le perdite in vite.

Credo si possa ben descrivere un racket come qualcosa che non è ciò che sembra alla maggioranza della gente. Solo un piccolo gruppo “interno” sa di cosa si tratta.
Viene fatta per il vantaggio di pochissimi a spese di moltissimi. Alla fine di una guerra pochissimi hanno accumulato ingenti fortune.

Nella 1a Guerra Mondiale appena un pugno di persone beneficiò dei profitti del conflitto.
Almeno 21.000 divennero nuovi milionari e miliardari negli USA durante quella guerra.
Quelli che riportarono i loro ingenti guadagni di sangue nella denuncia dei redditi ma quanti altri milionari abbiano falsificato la denuncia dei redditi non è dato sapere.

Quanti di questi milionari di Guerra hanno mai imbracciato un fucile?

Quanti hanno indossato una divisa? Quanti fra loro sapevano cosa significasse essere affamati in una trincea infestata dai topi? Quanti di loro hanno passato notti insonni, notti di terrore, scansando granate, bombe e proiettili di mitragliatrice? Quanti di loro hanno inferto una baionettata nel corpo di un nemico? Quanti di loro sono morti o sono stati feriti in battaglia?

Alla fine di una guerra le nazioni acquisiscono territori, se vincono.

Semplicemente li prendono. Questi territori così conquistati sono prontamente sfruttati da questi pochi, gli stessi che hanno spremuto dollari dal sangue. E il popolo paga il conto.

E qual’è il conto?

Questo conto ci restituisce una orribile contabilità. Nuove lapidi. Corpi martoriati. Menti in pezzi. Cuori e case distrutti. Instabilità economica. Depressione e tutte le miserie che ne conseguono. Tasse da spezzare la schiena per generazioni e generazioni.

Per moltissimi anni, da soldato, ebbi il sospetto che la guerra fosse un racket; ma fu solo quando tornai definitivamente alla mia vita da civile che lo compresi pienamente.
Ora che di nuovo vedo nuvole di guerra raccogliersi all’orizzonte, come in questi giorni, devo affrontarle e parlar fuori dai denti.

Ancora si stanno scegliendo le parti. La Francia e la Russia si sono incontrate ed hanno deciso di stare fianco a fianco. L’Italia e l’Austria si sono affrettate a raggiungere lo stesso accordo. La Polonia e la Germania si guardano con occhi di pecore, dimenticando per quell’unica occasione, la loro contesa circa il Corridoio Polacco.

L’assassinio di Re Alessandro di Jugoslavia ha complicato le cose. Jugoslavia e Ungheria, da lungo tempo acerrimi nemici, erano quasi alla gola l’una dell’altra. L’Italia era pronta a saltarci dentro. Ma la Francia stava aspettando, come pure la Cecoslovacchia.

Tutti quanti loro aspettano soltanto la Guerra.
Non i popoli - non coloro che combattono, che pagano e che muoiono – solo coloro che fomentano le guerre e rimangono al sicuro a casa a far profitti.

Nel mondo oggi ci sono quaranta milioni di uomini sotto le armi, e i nostri politici hanno la sfacciataggine di dirci che non c’è alcuna previsione di far guerre.

Campane dell'inferno! Stanno addestrando quaranta milioni di uomini a fare i ballerini?

Certamente non in Italia. Il Primo Ministro Mussolini sa benissimo per che cosa vengono addestrati, ma almeno lui è abbastanza sincero da ammetterlo apertamente.
Soltanto l’altro giorno il Duce ha dichiarato a “International Conciliation”, la pubblicazione della Fondazione Carnegie per la Pace Internazionale”:

“Soprattutto il Fascismo, quanto più osserva ed esamina il futuro e lo sviluppo dell’umanità fuori dalle considerazioni politiche del momento, non crede né nella possibilità né nell’utilità della pace…, la Guerra solamente porta tutta l’energia umana alla sua tensione più alta e imprime il sigillo della nobiltà su quei popoli che hanno il coraggio di affrontarla.”

Indubbiamente Mussolini intende esattamente quello che dice.
Il suo esercito ben addestrato, la sua grande flotta aerea, persino la sua marina, sono pronti per la guerra.
La sua recente presa di posizione a fianco dell’Ungheria nella recente disputa con l’Jugoslavia lo ha dimostrato.
E la frettolosa mobilitazione delle sue truppe alla frontiera austriaca dopo l’assassinio di Dolfuss lo ha ulteriormente dimostrato.
E ci sono altri in Europa il cui tintinnare di sciabole fa presagire guerra, presto o tardi.

Herr Hitler, con la sua fremente Germania e la sua costante richiesta di più e più armi, è un’altra e forse maggiore minaccia alla pace. La Francia recentemente ha aumentato il periodo di ferma militare dei suoi giovani da un ano a diciotto mesi.

Sì, dappertutto le nazioni stanno facendo accampamenti in armi. I cani pazzi d’Europa sono sciolti. In Oriente la manovra è ancor più abile.
Già nel 1904, quando la Russia ed il Giappone si scontrarono, noi prendemmo a calci i nostri vecchi amici russi e sostenemmo il Giappone.

Poi i nostri generosissimi banchieri finanziarono il Giappone. Adesso invece c’è la tendenza ad avvelenarci con i giapponesi.
Che significato ha per noi questa “politica della porta aperta” con la Cina?

Il nostro commercio con la Cina totalizza novanta milioni di dollari l’anno.

Oppure le Isole Filippine? Abbiamo speso laggiù circa seicento milioni di dollari in trentacinque anni e noi (i nostri banchieri, industriali e speculatori) abbiamo investimenti privati inferiori a duecento milioni.

Allora, per salvare quei novanta milioni di dollari di commercio con la Cina, o per proteggere meno di duecento milioni di dollari di investimenti privati nelle Filippine, dovremmo essere aizzati a odiare il Giappone e fargli guerra – una guerra che rischierebbe di costarci decine di miliardi di dollari, centinaia di migliaia di vite americane e molte più centinaia di migliaia di uomini mutilati e mentalmente squilibrati.

Naturalmente, a fronte di queste perdite, ci sarebbe un profitto remunerativo: si creerebbero fortune.

Milioni e milioni di dollari verrebbero accumulati.

Da pochi. Dai fabbricanti di munizioni. Dai banchieri. Dagli industriali, Dagli inscatolatori di carne. Dagli speculatori. Loro, certamente, se la passerebbero bene.

Certo che si stanno preparando per un’altra guerra. Perché non dovrebbero? Paga dividendi altissimi.

Ma che profitto ne ricavano gli uomini che vengono uccisi? Che profitto ne ricavano le loro madri, sorelle, mogli e fidanzate? Che profitto ne ricavano i loro figli?

Che profitto ne ricava chiunque, a parte quei pochissimi per cui la guerra significa enormi profitti?
Sì, e che profitto ne ricava la nazione?

Prendiamo il nostro caso.
Fino al 1898 non possedevamo alcun territorio fuori del continente nord-americano. A quel tempo il nostro debito nazionale era poco meno di un miliardo di dollari. Poi acquisimmo “la mentalità internazionale”.

Dimenticammo, o mettemmo da parte, il precetto dei Padri del nostro paese.
Dimenticammo l’avvertimento di George Washington a proposito del “allacciare alleanze”. Andammo in guerra.

Acquisimmo territori all’estero.

Alla fine del periodo della prima guerra mondiale, come conseguenza diretta del nostro gingillarci con gli affari internazionali, il nostro debito nazionale era esploso ad oltre venticinque miliardi di dollari. Il nostro saldo commerciale attivo durante un periodo di 25 anni era di circa ventiquattro milioni di dollari.

Conseguentemente, su una pura base contabile, anno dopo anno abbiamo perso qualcosa, e comunque quel commercio estero sarebbe stato nostro anche senza la guerra.

Sarebbe stato decisamente più economico (per non dire anche più sicuro) per l’americano medio che paga i conti di starcene fuori dalle avventure estere. Ma per pochissimo questo racket, come il banditismo e altri racket del sottobosco, porta immani profitti, ma il costo delle operazioni è sempre accollato al popolo, che non ne ricava alcun profitto."





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btt2009 Rispondi citando
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 5:57 pm    Oggetto:
 
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Capitolo Secondo.

Chi ci guadagna?

La (prima) Guerra Mondiale, o meglio la nostra breve partecipazione in essa, è costata agli Stati Uniti circa CINQUANTADUE MILIARDI DI DOLLARI.
Cercate di immaginare questo numero, 52.000.000.000.

Equivale a quattrocento dollari (del 1918, n.d.H.) per ogni americano uomo, donna e bambino; e quel debito non lo abbiamo ancora ripianato.

Stiamo continuando a pagarlo, lo pagheranno i nostri figli e probabilmente i nostri nipoti continueranno a pagare i costi di quella guerra.

Il normale profitto di un affare negli USA normalmente può essere del sei, otto, dieci, talvolta dodici per cento.
Ma i profitti del tempo di guerra – ahh! Tutta un’altra cosa – venti, sessanta, cento, trecento, persino milleottocento per cento – il cielo è il limite.
Tutto quel traffico reggerà. Lo Zio Sam ha il denaro: andiamo a prendercelo!

Naturalmente non viene detto così crudamente in tempo di guerra.
Viene rivestito in bei discorsi di patriottismo, amore di patria e “dobbiamo tutti dare una spinta alla macchina”, ma il profitto schizza in alto, raggiunge il cielo – e viene incassato e conservato in sicurezza.

Facciamo qualche esempio:

prendiamo i nostri amici Du Pont, quelli della polvere da sparo – non ha per caso recentemente testimoniato uno di loro davanti alla Commissione Senatoriale, che la loro polvere ha vinto la guerra?
O che ha salvato il mondo per la democrazia? O che altro? Come se la sono cavata durante la guerra? Erano un’azienda patriottica.

Bene, i guadagni medi dei Du Pont nel periodo 1910 / 1914 era di sei milioni di dollari l’anno. Non era molto ma i Du Pont si arrangiavano a vivacchiarci. Adesso guardiamo invece i loro profitti medi durante gli anni di guerra, dal 1914 al 1918.

Troviamo un profitto di CINQUANTOTTO MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO!

Quasi DIECI VOLTE il profitto del tempo di pace, che era comunque abbastanza buono. Un incremento di profitti del NOVECENTOCINQUANTA PER CENTO.

Prendiamo una delle nostre piccole acciaierie che patriotticamente rinunciarono a produrre travi, rotaie e ponti per fabbricare materiali militari. Anche in questo caso i guadagni medi del periodo 1910 / 1914 erano di sei milioni di dollari.

Poi venne la guerra e leali cittadini, come la Bethlehem Steel, prontamente riconvertirono verso la produzione di munizioni.
I loro profitti esplosero, o concessero allo Zio Sam qualche sconto?
Bene, la media annuale del periodo 1914/1918 fu di QUARANTANOVE MILIONI DI DOLLARI all’anno.

Oppure esaminiamo la U.S. Steel.
Nei cinque anni precedenti la guerra i guadagni erano di centocinque milioni di dollari annuali. Non male. Poi venne la guerra ed arrivarono i veri profitti. La media annuale 1914 / 1918 fu di DUECENTOQUARANTAMILIONI DI DOLLARI.
Veramente niente male.

E fin qui abbiamo parlato di acciaio e polvere da sparo. Esaminiamo qualcos’altro, rame per esempio. Anche quello va sempre bene in tempo di guerra.

La Anaconda, per esempio. Media annuale 1910/1914: dieci milioni di dollari. Media annuale 1914/1918: TRENTAQUATTRO MILIONI DI DOLLARI.
Utah Copper. Media annuale 1910/1914: cinque milioni di dollari. Media annuale 1914/1918: VENTUNO MILIONI DI DOLLARI.

Raggruppiamo queste cinque con tre compagnie più piccole. I profitti medi annuali sommati del periodo ante-guerra erano di centotrentasette milioni di dollari.
Poi, con la guerra, i profitti medi annuali di questo gruppo campione balzarono a QUATTROCENTOTTO MILIONI E 300.000 DOLLARI.

Un “piccolo” incremento di profitti quasi il trecento per cento.

La guerra rende? A loro a reso, ma non sono stati certo i soli; ce ne sono vari altri. Esaminiamo adesso il settore del cuoio.

Nei tre anni precedenti la guerra I profitti totali della Central Leather Company erano di tre milioni e mezzo di dolari, cioè circa un milione centosessantasettemila l’anno.
Bene, nel 1916 la Central Leather ebbe un profitto di QUINDICI MILIONI DI DOLLARI, un piccolo incremento del MILLECENTO PERCENTO. Tutto qui.

La General Chemical Company prima della guerra faceva ottocentomila dollari l’anno. Con la guerra I profitti crebbero del MILLEQUATTROCENTO PER CENTO, a DODICI MILIONI DI DOLLARI.

La International Nickel Company – come sperate di fare una guerra senza nickel? – ebbe un incremento di profitti da meri quattro milioni l’anno a SETTANTATRE MILIONI DI DOLLARI.
Non male? Un incremento superiore al MILLESETTECENTO PER CENTO.

La American Sugar Refining Company faceva una media di due milioni di dollari l’anno nei tre anni precedenti la guerra. Nel 1916 registrò un profitto di SEI MILIONI DI DOLLARI.

Esaminate il Documento del Senato no. 259. il rapporto del sessantacinquesimo Congresso, sui profitti delle aziende a i ricavi governativi, esaminando i profitti di 122 inscatolatori di carne, 153 produttori di cotone, 299 produttori di abbigliamento, 49 acciaierie e 340 produttori di carbone durante la guerra.

Profitti sotto il venticinque per cento erano eccezionali. Per esempio le compagnie del carbone fecero fra il cento e il SETTEMILAOTTOCENTOCINQUANTASEI per cento sul loro capitale azionario durante la guerra.

Gli imballatori di Chicago raddoppiarono e triplicarono i loro ricavi.

E non dimentichiamoci i banchieri che finanziarono la grande guerra.

Se qualcuno ebbe la crema del profitto questi furono i banchieri. Avendo partecipazioni piuttosto che possedendo le compagnie non dovevano rendere conto agli azionisti.

E i loro profitti erano tanto segreti quanto immensi. Come abbiano fatto i banchieri i loro milioni e miliardi io non posso saperlo, perché tali segreti non sono mai stati rivelati, neppure davanti ad una commissione investigativa senatoriale.

Fine della prima parte del secondo capitolo.




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btt2009 Rispondi citando
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 6:03 pm    Oggetto:
 
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Seconda parte del secondo capitolo.

Ma ecco come alcuni dei patriottici industriali e speculatori si sono ricavati la loro strada nei profitti di guerra.

Prendiamo i calzaturieri: la guerra la amano; porta loro affari con profitti fuori della norma e ne hanno fatto di incredibili con le vendite all’estero ai nostri alleati.
Forse, non diversamente dai fabbricanti di munizioni e di armamenti, hanno venduto anche al nemico. Perché tanto un dollaro è un dollaro, da dovunque esso arrivi, sia essa Francia o Germania.

Ma sono andati bene anche con lo Zio Sam: per esempio hanno venduto allo Zio Sam circa trentacinque milioni di paia di scarponi militari.
C’erano quattro milioni di soldati, il che porta a oltre otto paia di scarpe a soldato.

Il mio reggimento durante la guerra ne aveva soltanto un paio a soldato, quindi probabilmente alcune di queste scarpe esistono ancora.
Erano buone scarpe ma quando la guerra finì lo Zio Sam aveva qualcosa come venticinque milioni di paia di scarpe avanzate, comprate e pagate. Profitti riportati ed incassati.

C’era ancora un sacco di cuoio avanzato e così i calzaturieri vendettero allo Zio Sam centinaia di migliaia di selle McClellan per la cavalleria.
Ma all’estero non c’era alcuna cavalleria americana!

Qualcuno doveva liberarsi di quel cuoio in qualche modo; qualcuno doveva guadagnarci, e così ci furono vendute le selle McClellan, e probabilmente ne abbiamo ancora da parte.

Qualcun altro produsse una quantità di zanzariere; ne furono vendute allo Zio Sam circa venti milioni per i soldati oltremare.
Suppongo che ci si aspettasse che i nostri ragazzi se le mettessero addosso quando cercavano di dormire nelle divise infangate, mentre con una mano grattavano le cimici sulla schiena e con l’altra tiravano scoppole ai topi che correvano.
Bene, nessuna di quelle zanzariere arrivò mai in Francia.

Comunque, dato che questi premurosi produttori volevano essere sicuri che nessun soldato sarebbe rimasto senza la sua zanzariera, altri trentasei milioni di metri di zanzariera furono venduti allo Zio Sam.

Si facevano ottimi profitti a quei tempi con le zanzariere, perfino se in Francia non c’erano zanzare.
Suppongo che se la guerra fosse durata un altro po’ gli intraprendenti fabbricanti di zanzariere avrebbero venduto allo Zio Sam un paio di allevamenti di zanzare da impiantare in Francia in modo che in futuro ci fossero più ordini di zanzariere.

Anche i fabbricanti di aerei e di motori capirono che dovevano ricavare i propri profitti da questa guerra. Perché no? Tutti gli altri si stavano facendo i loro!

Così UN MILIARDO DI DOLLARI (contateli se vivete abbastanza) fu speso dallo Zio Sam per costruire motori di aeroplano che non si staccarono mai dal suolo.
Non un singolo aereo o motore, di quel miliardo di dollari ordinato, combatté mai in Francia ma comunque i produttori fecero i loro piccoli profitti del trenta, cento e forse anche trecento per cento.

Le canottiere per i soldati costavano alla produzione 14 cents e lo Zio Sam le pagava da 30 a 40 cents ognuna, un piccolo simpatico profitto per i fabbricanti di canottiere. E i fabbricanti di calze e di uniformi e di cappelli e di elmetti di acciaio, tutti fecero i loro profitti.

Perché, quando la guerra finì, circa quattro milioni di set di equipaggiamento – zaini e tutto quello che ci va dentro – ingorgarono i magazzini da questa parte dell’oceano?

Adesso invece vengono rottamati perché le nuove regole ne hanno cambiato i contenuti.
Ma i produttori hanno raccolto da essi i loro profitti di guerra – e continueranno a farlo fino alla prossima volta.

Ci sono un sacco di idee brillanti per fare profitti durante la guerra.

Un patriota molto versatile vendette allo Zio Sam dodici dozzine di chiavi inglesi da 48 pollici: erano chiavi bellissime.
L’unico problema era che era stato fatto un solo dado grande abbastanza per loro, che è quello che blocca le turbine delle cascate del Niagara.

Bene, dopo che lo Zio Sam le ebbe comprate e il produttore ebbe intascato il suo profitto, le chiavi furono messe su camion da trasporto e sparpagliate per tutti gli USA in un tentativo di trovar loro un utilizzo.

Quando fu firmato l’armistizio fu un triste colpo per quel produttore: aveva appena cominciato a produrre i dadi adatti per le sua chiavi, che prevedeva di vendere, anche quelli, allo Zio Sam.

Un altro ebbe la brillante idea che i colonnelli non dovevano andare in auto, né dovevano cavalcare.
Qualcuno ha probabilmente visto un ritratto di Andrew Jackson su un calesse.
Bene, circa seimila calessi vennero venduti allo Zio Sam perché i colonnelli li usassero. Nessuno fu mai utilizzato ma il fabbricante ebbe il suo profitto.

Anche i costruttori navali capirono che dovevano entrarci pure loro.

Costruirono un sacco di navi che resero loro grandi profitti, un valore di tre miliardi di dollari.
Qualcuna di queste navi era a posto ma circa seicentotrentacinque milioni di dollari di valore di queste navi era fatta di legno ma non galleggiava! I comenti si aprivano e affondavano. Noi comunque le abbiamo pagate e qualcuno ha intascato i profitti.

Da una stima effettuata da statistici, economisti e ricercatori si ricava che la guerra costò allo Zio Sam cinquantadue miliardi di dollari.

Di questa somma circa trentanove milioni di dollari furono spesi per la guerra in sé, con la conseguenza che tale spesa ha prodotto SEDICI MILIARDI DI DOLLARI DI PROFITTI.

Fu in questo modo che i ventunomila miliardari e milionari andarono bene: questi SEDICI MILIARDI DI DOLLARI non vanno disprezzati, sono una gran bella cifra, che andò a pochissimi.

L’inchiesta della Commissione Senatoriale Nye sull’industria del munizionamento ed i suoi profitti di guerra, nonostante le sue sensazionali scoperte, a malapena ha scalfito la superficie.

Anche così ha avuto qualche effetto. Il Dipartimento di Stato ha studiato “per qualche tempo” dei metodi per restare fuori dalla guerra.

Il Dipartimento della Guerra decide improvvisamente che ha un piano meraviglioso da tirar fuori.
L’Amministrazione nomina un Comitato - con i Dipartimenti della Guerra e della Marina abilmente rappresentati sotto la presidenza di uno speculatore di Wall Street – per limitare i profitti in tempo di guerra.

Non si specifica a qual fine.

Hmmm. E’ persino possibile che quei profitti del trecento, seicento, milleseicento per cento che trasformarono il sangue in oro nella Guerra Mondiale debbano essere limitati a numeri più piccoli.

Apparentemente comunque il piano non prevede alcuna limitazione di perdite – cioè, di perdite fra coloro che combattono la guerra.
Per quanto mi è stato possibile accertare non c’è niente in quel progetto volto a limitare ai soldati la perdita ad un solo occhio, o ad una sola gamba o a limitare le sue ferite a una o a due o a tre.
O di limitare la perdita della vita.

Naturalmente il comitato non può essere importunato per argomenti così banali.



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btt2009 Rispondi citando
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 6:08 pm    Oggetto:
 
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Capitolo Terzo.

Chi paga i conti?

Chi procura i profitti, quei simpatici piccoli ritorni del 20, 100, 300, 1.500 e anche 1.800 per cento? Li paghiamo tutti noi, con le nostre tasse.

Abbiamo pagato ai banchieri i loro profitti quando abbiamo comprato le Obbligazioni della Libertà a 100 $ e gliele abbiamo rivendute fra 84 e 86 $.
Quei banchieri, a loro volta, le hanno incassate a 100 $ o più; fu solo una semplice manipolazione dato che i banchieri controllano i mercati delle obbligazioni.

Per loro è stato semplice deprimere i prezzi di quelle obbligazioni. Tutti noi, il popolo, ci spaventammo e le vendemmo a 84 o 86 $ e i banchieri le ricomprarono.
Poi quegli stessi banchieri stimolarono un boom e le obbligazioni governative andarono alla pari, o sopra. E allora i banchieri incassarono i loro profitti.

Ma sono i soldati quelli che pagano la maggior parte del conto.

Se non ci credete visitate i cimiteri americani sui campi di battaglia all’estero; oppure qualcuno degli ospedali per veterani in USA.
Durante un giro attraverso il paese, nel mezzo del quale io sto scrivendo queste righe, ho visitato diciotto ospedali governativi per veterani.

In essi ci sono ricoverati cinquantamila uomini distrutti, uomini che erano il fiore della nazione diciotto anni fa.
Nell’ospedale di Milwaukee, dove ci sono tremilaottocento morti viventi, il primario chirurgo, persona molto capace, mi disse che la mortalità fra i veterani è tre volte maggiore che fra coloro che rimasero a casa.

Ragazzi normali, con una visione normale della vita furono portati via dai campi, dagli uffici, dalle fabbriche e dalle scuole e arruolati.

Lì furono rimodellati, furono rifatti, gli fu data un’attitudine mentale: considerare l’assassinio come cosa all’ordine del giorno.

Furono messi spalla a spalla e, con la psicologia di massa, furono completamente cambiati.

Li abbiamo usati per un paio d’anni e li abbiamo addestrati a non pensare ad altro che ad uccidere o a essere uccisi.

Poi, all’improvviso, li abbiamo congedati e gli abbiamo detto di avere un’altra attitudine mentale!
Questa volta però dovevano farlo da soli, senza psicologia di massa, senza l’aiuto dei loro ufficiali e senza la propaganda a livello nazionale.

Non avevamo più bisogno di loro e così li sparpagliammo in giro senza neppure “discorsi di tre minuti o parate per il “Prestito della Libertà”.
Molti, troppi, di questi bei giovani alla fine sono distrutti nel fisico e nella mente perché non sono riusciti, da soli, a ritrovare “l’attitudine giusta”.

Nell’ospedale governativo di Marion, nell’Indiana, milleottocento di questi ragazzi stanno in gabbie!
Cinquecento di loro in baraccamenti con sbarre d’acciaio alle finestre e filo spinato tutto attorno agli edifici ed ai porticati.
Sono già stati mentalmente distrutti; questi ragazzi non assomigliano neppure più ad esseri umani. Oh, gli sguardi sui loro visi! Fisicamente possono anche apparire in buone condizioni; mentalmente non risono più, se ne sono andati.

Ci sono migliaia e migliaia di questi casi e sempre più ne arrivano in ogni momento. La terribile eccitazione della guerra, poi l’improvvisa fine di quella eccitazione; una cosa alla quale questi ragazzi non potevano resistere.

Questa è la loro parte del conto.
Tanto per i morti: hanno pagato il loro contributo ai profitti di guerra.
E tanto per i feriti nella mente e nel corpo: continuano a pagare la loro quota dei profitti di guerra.

Ma anche altri hanno pagato: hanno pagato con i loro cuori spezzati quando si strapparono dai loro focolari e dalle loro famiglie per vestire l’uniforme dello Zio Sam, sulla quale i profitti sono stati accumulati.

Ne hanno pagato un’altra parte nei campi di addestramento, dove furono irreggimentati ed addestrati mentre altri prendevano il loro lavoro ed il loro posto nella vita delle loro comunità.

L’hanno pagata nelle trincee in cui sparavano e venivano sparati; dove hanno patito la fame per giorni di fila, dove hanno dormito nel fango e nel freddo e nella pioggia, avendo come orribile ninnananna i lamenti e le grida di quelli che morivano.

Ma non dimenticate anche questo: i soldati hanno pagato la loro parte del conto anche in dollari e cents.

Fino alla guerra ispano-americana compresa avevamo un sistema di premi, e i soldati e i marinai combattevano per una paga.
Durante la Guerra Civile ricevevano anche degli incentivi, a volte anche prima di prendere servizio. Il governo, o gli stati, corrispondevano fino a 1.200 $ per una arruolamento.

Nella guerra ispano-americana ricevevano premi in denaro. Quando catturavano un vascello nemico i soldati ricevevano la loro parte di bottino o, perlomeno, si presume che gli spettasse.

Poi si scoprì che si potevano ridurre i costi delle guerre prendendo il bottino la tenendolo, e arruolando comunque il soldato con la leva militare.
Così quindi i soldati non potevano contrattare per il loro lavoro. Tutti potevano contrattare, ma al soldato non era permesso.

Fine della prima parte del terzo capitolo.



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btt2009 Rispondi citando
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 6:09 pm    Oggetto:
 
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Seconda parte del Terzo Capitolo.

Napoleone una volta disse: “Tutti gli uomini adorano le decorazioni, in effetti ne sono affamati…”

E così, sviluppando il sistema napoleonico, il business della medaglia, il governo imparò che poteva avere i soldati per meno denaro, perché i ragazzi amavano esser decorati.
Fino alla Guerra Civile non c’erano medaglie; poi venne la Medaglia d’Onore del Congresso, che rese gli arruolamenti più facili.
Dopo la Guerra Civile non ci furono più nuove medaglie fino alla guerra ispano-americana.

Nella Guerra Mondiale usammo la propaganda per far sì che i ragazzi accettassero la coscrizione obbligatoria: gli facevamo sentire la vergogna di non essersi uniti agli altri che già erano sotto le armi.

Così subdola fu questa propaganda che persino Dio venne coinvolto.
Con poche eccezioni i nostri preti si unirono al coro “uccidi, uccidi, uccidi”, per uccidere i tedeschi. “Dio è dalla nostra parte…, è la Sua volontà che vuole che i tedeschi vengano uccisi.”

E in Germania i buoni preti chiamavano alle armi i tedeschi perché uccidessero gli alleati…, per fare la volontà dello stesso Dio.
Questo fu parte della propaganda generale, costruita per rendere la gente conscia della guerra e dell’assassinio.

Meravigliosi ideali furono dipinti affinché i nostri ragazzi potessero essere mandati a morire:
questa era “la guerra che avrebbe posto fine a tutte le guerre”.

Questa era “la guerra che avrebbe reso il mondo pronto per la democrazia.”

Ma nessuno disse loro, mentre partivano, che stavano andando a morire e che la loro morte avrebbe comportato immensi profitti di guerra.

Nessuno disse a questi soldati americani che potevano essere abbattuti da proiettili fatti dai loro stessi fratelli qui.

Nessuno disse loro che le navi su cui traversavano l’oceano potevano essere silurate da sottomarini costruiti con brevetti statunitensi.

Gli fu solo detto che sarebbe stata “una gloriosa avventura”.

E così, dopo averli rimpinzati fino alla gola di patriottismo si decise anche di far pagare loro un contributo alla guerra: demmo loro l’ingente paga di 30 $ al mese.

Tutto quello che si chiedeva loro di fare in cambio di questa munifica somma era di lasciarsi dietro i loro cari, rinunciare al proprio impiego, giacere in trincee allagate, mangiare cazzo in scatola (quando avevano la fortuna di averlo) e uccidere, uccidere, uccidere…, ed essere uccisi.

Ma aspettate!

Metà di quella paga mensile (poco più della metà della paga giornaliera di un imbullonatore in un cantiere navale o di un operaio in una fabbrica di munizioni, al sicuro in patria) veniva prontamente trattenuta perché potesse sostenere la sua famiglia, in modo che non fossero di peso alla sua comunità.

Gli facemmo persino pagare un’assicurazione sugli infortuni- qualcosa che in uno stato illuminato il datore di lavoro versa per i propri dipendenti – e questa gli costava 6 $ al mese. E così gli erano rimasti 9 $ al mese.

Poi, l’insulto finale: veniva praticamente ricattato per fargli pagare le sue munizioni, l’abbigliamento, il cibo. Gli facevamo comprare le Obbligazioni della Libertà.

La maggior parte dei soldati, nei giorni di paga, non riceveva NIENTE.

Gli facemmo comprare le Obbligazioni della Libertà a 100 $ e gliele ricomprammo – quando tornarono a casa e non riuscirono a trovare lavoro – a 84 e 86 $.
I soldati comprarono circa DUE MILIARDI DI DOLLARI di queste obbligazioni!

Sì, il soldato paga la parte maggiore del conto; ed anche la sua famiglia paga.
Pagano col cuore spezzato come il suo; quando lui soffriva essi soffrivano con lui.
Di notte, mentre lui giaceva in una trincea e guardava esplodere gli shrapnels su di sé, essi giacevano nei loro letti a casa, rivoltandosi insonni, suo padre, sua madre, sua moglie, le sue sorella, i suoi fratelli, i suoi figli e le sue figlie.

Quando tornò a casa senza un occhio, o senza una gamba, o con la mente a pezzi, essi soffrirono con lui, tanto quanto lui, e a volte anche più di lui.

Sì; e anch’essi contribuirono con i loro dollari ai profitti che fecero i fabbricanti di munizioni, e i bancheri, e i costruttori navali, e gli industriali, e gli speculatori.

Anche loro comprarono le Obbligazioni della Libertà e contribuirono ai profitti dei banchieri dopo l’armistizio, nella truffa dei prezzi manipolati.

E ancora oggi le famiglie dei feriti, dei malati di mente, di coloro che non furono più capaci di riadattarsi, soffrono e pagano.



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btt2009 Rispondi citando
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 6:11 pm    Oggetto:
 
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Capitolo Quarto.

Come abbattere questo racket.

Certo, è un racket a tutti gli effetti.

Alcuni, pochi, guadagnano moltissimo, e moltissimi pagano.

Pure, c’è un modo per fermare tutto ciò. Non certo con le conferenze sul disarmo, non si può eliminarlo con colloqui di pace a Ginevra.
Gruppi di benintenzionati poco pratici non riusciranno a cancellarlo con le loro risoluzioni.
Può solo essere efficacemente distrutto eliminando il profitto dalla guerra.

L’unico sistema di abbattere questo racket è quello di chiamare in servizio il capitale, l’industria e il sindacato PRIMA che sia chiamata in servizio la gioventù della nazione.

Un mese prima che il Governo possa richiamare in servizio la gioventù della nazione deve poter richiamare il capitale, l’industria e il sindacato; far arruolare i dirigenti e gli alti gradi e i direttori delle nostre fabbriche di armi e di munizioni; dei cantieri navali e delle fabbriche di aeroplani; delle industrie e di tutte le altre aziende che in guerra si arricchiscono, assieme, naturalmente, ai banchieri ed agli speculatori.

E tutti a 30 $ al mese: lo stesso stipendio che ricevettero i ragazzi nelle trincee.

E si faccia sì che tutti i lavoratori in queste fabbriche – tutti i lavoratori, i presidenti, i dirigenti, i banchieri, i managers – ricevano lo stesso stipendio.

E, sì, anche tutti i generali, tutti gli ammiragli, tutti i politici ed i membri del governo e della pubblica amministrazione.
Ognuno in tutta la nazione non abbia un introito mensile che superi la paga del soldato nelle trincee!
Facciamo sì che questi re della finanza, questi magnati e maestri del mondo degli affari e dell’industria, tutti i nostri senatori e governatori e sindaci paghino metà della loro paga mensile di 30 $ alle loro famiglie, e paghino l’assicurazione infortuni e comprino le Obbligazioni della Libertà.

Perché non dovrebbero?

Non stanno correndo il rischio di essere ammazzati, o di avere il corpo martoriato o la mente distrutta.
Non stanno dormendo in trincee fangose, non stanno facendo la fame.
I soldati invece sì!

Date al capitale, all’industria e al sindacato trenta giorni per pensarci sopra e alla fine vi accorgerete che non ci sarà alcuna guerra. Questo, e soltanto questo, abbatterà il racket.

Può darsi che io sia un pò troppo ottimista. Il capitale sicuramente ha qualcosa da obiettare.

E così il capitale non permetterà che si faccia profitto sulla guerra finché la gente – quella che soffre realmente e ne paga il prezzo- capirà che quelli che essi eleggono devono fare gli interessi degli elettori e non dei profittatori

Un altro passo necessario in questa lotta per abbattere il racket della guerra è il “plebiscito limitato” per decidere se si debba dichiarare una guerra.
Un plebiscito non certo di tutti i votanti ma solo di coloro che dovrebbero essere richiamati per andare a combattere e a morire.

Non ci sarebbe alcun senso nel mandare il presidente 76enne di una fabbrica di munizioni, o il capoccione di una grande banca internazionale, o lo strabico dirigente di una fabbrica di uniformi – i quali tutti hanno la visione degli enormi profitti che farebbero in caso di guerra - a votare per decidere se la nazione debba entrare in guerra o no.

Loro non sarebbero mai chiamati ad imbracciare le armi, a dormire in una trincea e a farsi sparare addosso.

Solo coloro che fossero chiamati a rischiare la propria vita per il proprio paese dovrebbero avere il privilegio di votare per decidere se la nazione debba entrare in guerra.

Ci sono abbondanti precedenti per impedire il voto a coloro che hanno parte in causa.
Molti dei nostri stati hanno restrizioni relativamente a chi possa votare. In molti è necessario saper leggere e scrivere prima di poter essere ammessi a votare. In altri devi possedere una proprietà.

E sarebbe semplice: ogni anno gli uomini che raggiungono l’età del servizio militare si registrano nelle loro comunità come hanno fatto durante per i sorteggi durante la Guerra Mondiale e vengono esaminati fisicamente.

Quelli che superassero la visita e, conseguentemente, fossero arruolabili in caso di guerra, sarebbero anche intitolati a votare nel “plebiscito limitato”.

Dovrebbero essere loro ad avere il potere di decidere, e non certo il Congresso, di cui ben pochi membri rientrano nei limiti di età e ancor meno sono in condizioni di poter imbracciare un’arma.

Solo quelli che devono soffrire devono avere il diritto di votare.

Un terzo passo in questa impresa di abbattere il racket della Guerra è di essere derti che le nostre forze armate abbiano unicamente ed esclusivamente compiti di difesa.

Ad ogni sessione del Congresso ritorna a galla la questione di nuove assegnazioni di fondi alla Marina.

Gli ammiragli di scrivania di Washington (e ce ne sono sempre tantissimi) sono abili lobbisti, e sono anche furbi.
Non gridano: “Abbiamo bisogno di molte corazzate per far la guerra a questa o a quella nazione.”
Oh, no.

Per prima cosa essi fanno presente che l’America è minacciata da una grande potenza navale; quasi tutti i giorni questi ammiragli di scrivania vi diranno che la grande flotta del presunto nemico è in grado di attaccare all’improvviso ed annientare 125.000.000 di persone.

Esattamente così.Poi cominciano a implorare una marina più grande. Per cosa? Per combattere il nemico? Oh mio Dio, nooo. Solo per difesa.

Poi, casualmente, annunciano manovre navali nel Pacifico. Per difesa? Bahh, booo…

Il Pacifico è un oceano grandissimo. Abbiamo una linea di costa immensa sul Pacifico.
Le manovre si faranno qualche centinaio di miglia al largo? Oh no. Le manovre si faranno a due o tremila, forse persino a tremilacinquecento miglia al largo.

Il fiero popolo giapponese, naturalmente, sarebbe felice oltre ogni dire nel vedersi la flotta USA così vicino alle coste del Giappone.
Più o meno tanto quanto lo sarebbero gli abitanti della California se capitasse loro di discernere vagamente nella foschia mattutina la flotta giapponese condurre giochi di guerra al largo di Los Angeles.

Le navi da guerra della nostra marina dovrebbero essere specificamente limitate, per legge, ad operare entro duecento miglia dalla costa.

Se ci fosse stata questa legge nel 1898 la “Maine” non sarebbe mai andata nel porto dell’Avana; e non sarebbe mai saltata in aria.
E non ci sarebbe stata guerra con la Spagna, con la relativa perdita di vite umane.

Duecento miglia, secondo gli esperti, sono un sacco di spazio per difendere la nostra costa.
La nostra nazione non può dare inizio ad una guerra se le sue navi da guerra non possono di più di duecento miglia.

Si potrebbe permettere agli aeroplani di spingersi fino a per compiti di ricognizione e pattugliamento.cinquecento miglia dalla costa.

E l’esercito non dovrebbe mai lasciare il territorio nazionale.

Riassumendo: tre passi da intraprendere per abbattere il racket della guerra.

Dobbiamo eliminare il profitto dalla guerra.

Dobbiamo permettere che la gioventù del paese, che dovrebbe portare le armi, decida se debba o meno esserci una guerra.

Dobbiamo limitare le nostre forze armate alla sola difesa del territorio nazionale.



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btt2009 Rispondi citando
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 6:11 pm    Oggetto:
 
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Capitolo Quinto.

ALL’INFERNO LA GUERRA!

Non sono tanto sciocco da credere che la guerra sia una cosa del passato; conosco gente che non vuole la guerra ma non serve a nulla dire che non possiamo essere gettati in un’altra guerra.

In retrospettiva, Woodrow Wilson fu rieletto presidente nel 1916 sulla base del fatto che “ci aveva tenuti fuori dalla Guerra” e della promessa implicita che “avrebbe continuato a tenerci fuori dalla guerra”.

Pure, cinque mesi dopo, chiese al Congresso di dichiarare guerra alla Germania.

In quei cinque mesi non fu chiesto al popolo se aveva cambiato idea.
Né fu chiesto a quei quattro milioni di giovani che indossarono le uniformi e partirono se volevano andare avanti, a soffrire e a morire.

E allora che cosa fece cambiare idea così rapidamente al nostro governo?

IL DENARO.

Si ricorderà che una commissione alleata venne in America poco prima di quella dichiarazione di guerra e fece vista al Presidente Wilson, che convocò un gruppo di esperti.

Il capo della commissione parlò e, spogliato del linguaggio diplomatico, questo è quanto egli disse al Presidente e al suo gruppo:
“Inutile continuare ancora a prenderci in giro: la causa degli alleati è perduta.
Ad oggi noi siamo in debito con voi (banchieri americani, fabbricanti di munizioni americani, industrie americane, speculatori americani, esportatori americani) per CINQUE O SEI MILIARDI DI DOLLARI.
Se perdiamo ( e senza l’aiuto degli USA perderemo per forza) noi, Inghilterra, Francia e Italia, non potremo mai rimborsavi questo denaro…, e certo non lo farà la Germania…, così…”.

Se la secretazione relativa ai negoziati di guerra fosse stata fuori legge, e se la stampa fosse stata invitata a presenziare a quella conferenza, o se fosse stata possibile una trasmissione radiofonica dei colloqui, l’America non sarebbe mai entrata nella Guerra Mondiale.
Ma quella conferenza, come tutte le discussioni di guerra, rimase avvolta nel segreto più assoluto.

Quando i nostri ragazzi furono mandati oltremare a combattere fu detto loro che era “una guerra che avrebbe reso il mondo pronto e sicuro per la democrazia” e “quella guerra avrebbe posto fine a tutte le guerre.”

Bene, diciotto anni dopo il mondo ha meno democrazia di quanta be avesse prima. Inoltre, cosa importa a noi se la Russia o la Germania o l’Inghilterra o la Francia o l’Italia o l’Austria vivono sotto democrazie o monarchie? Se sono fascisti o comunisti?

IL NOSTRO PROBLEMA E’ CONSERVARE LA NOSTRA DEMOCRAZIA!

E, per certo, poco se non niente è stato ottenuto per assicurarci che la Guerra Mondiale sia stata realmente la guerra che ha posto fine a tutte le guerre.

Certo, abbiamo conferenze per il disarmo, e conferenze per la limitazione delle armi: non hanno assolutamente alcun significato.

Una è appena fallita; i risultati di un’altra sono stati completamente vanificati. Mandiamo a queste conferenze nostri militari di carriera e nostri ammiragli, e politici e diplomatici… e che se ne ricava?

Il militare di carriera e l’ammiraglio NON VOGLIONO IL DISARMO.

Nessun ammiraglio vuole restare senza nave da guerra, nessun generale vuole restare senza un comando, perché entrambi sarebbero senza lavoro.
Non sono per il disarmo, non possono accettare la limitazione degli armamenti.

E a tutte queste conferenze, in agguato dietro le quinte ma pienamente potenti, sempre gli stessi sinistri agenti di coloro che si arricchiscono con le guerre per assicurarsi di persona che queste conferenze non possano disarmare o limitare seriamente gli armamenti.

In ognuna di queste conferenze l’obiettivo primario di ogni potenza non è di ottenere il disarmo per prevenire la guerra ma piuttosto di ottenere maggiori armamenti per sé stessa e meno per l’avversario potenziale.

C’è un solo sistema di disarmare che abbia un minimo di praticabilità: che tutte le nazioni d’accordo rottamino ogni singola nave, cannone, fucile, carro armato, aereo da guerra.

E persino questo, se pure fosse possibile, non sarebbe sufficiente.

Stando agli esperti la prossima guerra non sarà combattuta con corazzate, artiglieria, fucili o mitragliatrici. No. Sarà combattuta con aggressivi chimici e gas letali.

Segretamente ogni nazione sta studiando e perfezionando nuovi e più terribili mezzi di annientamento totale dei propri nemici.

Sì, si continueranno a costruire navi da guerra, perché i costruttori navali devono avere il proprio profitto.

Si faranno ancora cannoni e polvere da sparo e fucili, perché i fabbricanti di munizioni devono avere i loro ingenti profitti.
E i soldati, naturalmente, devono indossare uniformi, perché anche i manifatturieri devono avere i loro profitti di guerra.

Ma la vittoria o la sconfitta saranno decisi dalle capacità o dall'ingenuità dei nostri scienziati.

Se li mettiamo a studiare come produrre gas tossici e ancor più letali strumenti di distruzione chimica e meccanica, ad essi non resterà tempo per il lavoro creativo volto a costruire maggior prosperità per tutti i popoli.

Se assegniamo loro questo utile compito possiamo tutti ricavare almeno tanto denaro con la pace quanto con la guerra…, persino i fabbricanti di munizioni.

E’ per questo che dico:

TO HELL WITH WAR!



L'Autore: Maggior Generale Smedley D. Butler, U.S. Marines Corp



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